8 strategie per uscire dalla fase di stallo della Dieta chetogenica

 

Può accadere, durante una fase di dieta chetogenica, che il paziente incorra in una fase di stallo, ovvero un periodo di tempo in cui i risultati in termini di perdita di peso e di aderenza alla dieta si interrompono. I motivi possono essere diversi e a volte non è semplice comprendere nell’immediatezza la causa preponderante.

Per prima cosa bisogna accertarsi che si tratti effettivamente di una fase di stallo. Accade spesso nei pazienti di sesso femminile di avere fisiologiche oscillazioni di peso dovute alla ritenzione idrica legata alle varie fasi del ciclo mestruale. Oppure che il paziente segnali un rallentamento dei risultati in concomitanza dell’acquisto di una bilancia nuova. Assicuratevi quindi che venga utilizzato sempre lo stesso strumento (meglio che sia il vostro strumento nello studio) e che il peso venga misurato nello stesso orario e nelle stesse condizioni delle volte precedenti.

Una volta accertato il periodo di stallo può essere utile intraprendere una delle strategie sotto indicate:

 

1. Prolungare il digiuno notturno

Un buon metodo per aumentare la chetonemia è ritardare di almeno un’ora l’orario della colazione. Aumentare il tempo di digiuno può portare infatti ad un aumento del rilascio di glucagone che, in condizioni di glicogeno epatico esaurito, attiva la lipolisi del tessuto adiposo con conseguente accumulo di acetili e quindi una maggiore produzione di corpi chetonici.

2. Diminuire la quota proteica

Come visto in precedenza, una volta che l’organismo si è keto-adattato, le richieste di glucosio da utilizzare a scopo energetico diminuiscono in maniera ingente. Se la richiesta di glucosio diminuisce, la gluconeogenesi a carico del tessuto muscolare si abbassa notevolmente. Questo potrebbe significare che le proteine - che erano inizialmente necessarie a prevenire la perdita di tessuto magro - ora potrebbero risultare in eccesso e rischiano di essere convertite in glucosio, allontanando il paziente dalla chetosi.

3. Alzare il keto ratio

Abbiamo visto che all’aumentare del rapporto chetogenico, la produzione di corpi chetonici si impenna. Ferma restando la quota glucidica giornaliera, il keto ratio si può aumentare sia attraverso la diminuzione delle proteine che attraverso l’aumento della quota lipidica. Volendo mantenere la quota calorica invariata, consigliamo di aumentare di 1 grammo la quantità di grassi per ogni 2 grammi di proteine diminuite.

4. Assumere MCT

I trigliceridi a catena media sono un’ottima risorsa per aumentare la chetonemia. Gli MCT, poiché by-passano il trasporto mediato dallo shuttle della carnitina, sono più facilmente disponibili per l’ossidazione mitocondriale, e dunque vantaggiosi per mantenere o aumentare la chetosi.

Le fonti alimentari che ne sono più ricche sono: olio di cocco, cocco e derivati, massa amara di cacao, burro chiarificato e alcuni formaggi (soprattutto ovini e caprini da latte crudo).

L’assunzione di MCT derivanti da olio di cocco si è dimostrata utile in svariati casi per uscire dal plateau e sbloccare una situazione difficile. Tra gli MCT, bisogna segnalare in particolare l’acido caprilico (C8) considerato il più “performante” nell’innalzare i livelli di chetonemia.

5. Aumentare il dispendio calorico

Un consiglio da non sottovalutare mai è quello di svolgere regolarmente un po’ di attività fisica di intensità lieve o moderata. Se il metabolismo basale del paziente è estremamente basso (in particolar modo dopo un periodo più prolungato di VLCKD), la strategia più utile è quella di provare ad aumentarlo attraverso il dispendio calorico dovuto al movimento.

6. Provare il digiuno intermittente

Se il paziente non soffre la fame tra un pasto principale e l’altro, può essere utile togliere uno degli spuntini qualora fossero previsti nel piano dietetico. Se si vuole ottenere un risultato ancora maggiore, un’ottima strategia consiste nel definire una finestra specifica in cui mangiare, saltando la colazione o la cena. Il digiuno intermittente funziona bene per molte persone e consente all’organismo di entrare in uno stato di digiuno prolungato attivando una maggiore lipolisi e una maggiore chetonemia.

7. Fare attenzione ai carboidrati nascosti

Può accadere che il paziente, in modo inconsapevole, assuma degli zuccheri “nascosti” all’interno di farmaci o integratori. È molto comune, ad esempio, trovare le maltodestrine tra gli ingredienti dei multivitaminici-minerali. In altri prodotti è possibile rintracciare tra gli ingredienti il fruttosio. Se dovesse capitare di assumere involontariamente degli zuccheri una soluzione in acuto è quella di ingerire gli MCT oppure olio di cocco. In linea generale, ogni grammo di zucchero ingerito può essere “neutralizzato”, dal punto di vista biochimico-metabolico della dieta chetogenica, con l’assunzione di circa 2 grammi di grassi contenenti MCT.

8. Spuntino notturno

I corpi chetonici subiscono oscillazioni giornaliere, con picchi minimi la mattina presto. Se lo stallo è causato da una bassa aderenza del paziente con fame eccessiva al mattino, potrebbe essere una buona strategia aggiungere un piccolo spuntino notturno (verso mezzanotte) sempreché i macronutrienti e le calorie rientrino nel piano nutrizionale. A volte basta un semplice cucchiaio di MCT per fare la differenza.