L’alimentazione ha un ruolo importantissimo nel mantenere il sistema nervoso in salute. Fra i principali meccanismi in grado di proteggere il cervello dal processo di invecchiamento vi è la chetosi, che induce l’organismo a utilizzare con efficacia le riserve lipidiche quando la disponibilità dei carboidrati è ridotta. La dieta chetogenica, nata per un percorso di dimagrimento, si sta quindi rivelando un’ottima alleata della salute del cervello e della longevità.

I chetoni sono la fonte di combustibile ottimale per il nostro cervello perché forniscono più energia cellulare rispetto al glucosio che viene dai carboidrati: la chetosi esercita diverse azioni neuroprotettrici che migliorano l’efficienza energetica delle cellule ottimizzando la funzionalità dei mitocondri.

Le diete chetogeniche vengono assimiliate al digiuno che è considerato una fonte di energia per la mente e ha effetti sul prolungamento della longevità. Quando si digiuna il corpo umano inizia ad usare i chetoni per portare energia al cervello che entra in uno stato di chiarezza mentale. Meno energia il nostro corpo spende nel digerire, maggior flusso sanguigno affluisce al cervello. Queste due strategie nutrizionali si incrociano spesso a livello di benefici che sono in grado di conferire al metabolismo e al sistema nervoso centrale.    

Come riportato da Fabio Piccini nel libro “Le diete chetogeniche”, la capacità di produrre chetoni in condizioni di scarsità di cibo e la capacità da parte dei neuroni di utilizzare l’acido beta-idrossi-butirrico (un corpo chetonico) in sostituzione del glucosio, sono le due condizioni che hanno permesso al cervello dell’uomo di svilupparsi fino a raggiungere le sue dimensioni attuali.

Uno studio effettuato sui topi e pubblicato su Cell Metabolism (studio condotto da Valter Longo, dell’University of Southern California e dell’IFOM di Milano) ha dimostrato che, con una dieta che simula il digiuno (con assunzione controllata di proteine, carboidrati e grassi) eseguita ogni 2 mesi, si allungava la memoria a lungo termine dei roditori, la durata della vita dell’11% e si potenziava la rigenerazione neurale. Si sono poi cercate conferme sull’uomo con uno studio che prevedeva 3 cicli di dieta simula digiuno ogni mese su un gruppo di 19 persone. Il regime ha prodotto un calo dell'ormone Igf-I, necessario per la crescita adolescenziale, ma promotore dell'invecchiamento e collegato alla predisposizione al cancro.

La dieta in questione, quindi, se effettuata sotto stretto controllo medico, sembrerebbe influire positivamente su diversi aspetti allungando l’aspettativa di vita media. Da questi studi scientifici e da altre ricerche, si è capito che una restrizione calorica controllata proporzionata anche all’età, sia necessaria per una vita lunga e sana.

In Italia, ricordiamo il libro pubblicato dall’oncologo Umberto Veronesi, “La dieta del digiuno”, dove si consiglia di non assumere cibo anche una volta a settimana. Non si tratta solo di perdere peso ma di agire su qualcosa di molto più profondo che ha a che fare con il mantenere il cervello attivo e la volontà di sentirsi giovani.