La dieta chetogenica, e in particolare la VLCKD è una cosa seria. Non si tratta di una dieta nel senso etimologico del termine (diaita in greco significa “stile di vita”), ma di una vera e propria terapia nutrizionale da perseguirsi sotto controllo medico e per un periodo limitato di tempo stabilito dal professionista. Stilare una VLCKD ad hoc sul soggetto che si trova di fronte a noi non è cosa semplicissima e la soggettività in questo caso gioca un ruolo fondamentale. In questo articolo spieghiamo 5 motivi per cui un “kit pronto” per il dimagrimento non è idoneo per chi vuole seguire un protocollo scientifico.

 

1. I macros vanno personalizzati

Quando si stila una dieta chetogenica è necessario calcolare l’esatta quantità di proteine per salvaguardare il tessuto magro, settare la quota individuale di carboidrati tollerabile, dosare opportunamente i grassi per ottimizzare il consumo lipidico endogeno e calcolare il deficit calorico adeguato. È ovvio che un kit già pronto non può tenere conto di questi parametri.

 

2. L’entrata in chetosi ha tempi soggettivi

L’entrata nello stato di chetosi può avvenire più o meno rapidamente. I fattori più importanti che determinano il timing sono la velocità di svuotamento del glicogeno epatico e la liberazione di acidi grassi liberi da convertire in corpi chetonici nel fegato. Entrambi i fattori dipendono dalle caratteristiche del soggetto (massa muscolare, età, attività lavorativa, metabolismo basale, ecc.) e non possono essere stabiliti a priori. Una volta che il corpo entra in chetosi, ci vuole un po’ di tempo (su base soggettiva) perché la concentrazione molare di FFA superi quella del glucosio. Qualcuno potrà entrare in chetosi in un paio di giorni e qualcun altro in una settimana (purtroppo esistono anche kit da 7 giorni).

 

3. I gusti sono personali

Ricordiamo che l’aderenza alla dieta è uno dei fattori fondamentali che determinano il successo o meno del protocollo nutrizionale. I box già pronti per essere spediti non tengono in considerazione dei gusti personali del soggetto che si appresta a seguire il percorso e questo fattore può incidere enormemente sul raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Per non parlare poi delle eventuali intolleranze a determinati ingredienti, che non sono considerati nel caso delle scatole chiuse.

 

4. Il keto-adattamento ottimale

A partire dalla seconda o terza settimana l’organismo si è ben adattato allo stato di chetosi. In questo momento avviene un notevole risparmio proteico e la concentrazione di corpi chetonici è tale da assicurare energia al SNC e tale da utilizzare gli acidi grassi come fonte energetica primaria. È il momento “ottimale” del keto-adattamento e sarebbe davvero un controsenso interrompere il protocollo attorno al 21esimo giorno.

 

5. La dieta non si interrompe bruscamente

Il fattore determinante l’utilizzo del carburante nel corpo è l'attività degli enzimi. Se un individuo consuma pochi carboidrati per diverse settimane, si attua una riduzione nel fegato e nei muscoli dell’attività degli enzimi deputati all’immagazzinamento e all’utilizzo di carboidrati. Il risultato finale è la difficoltà ad utilizzare i carboidrati come carburante per un periodo di tempo dopo che questi sono stati reintrodotti nella dieta. Ne consegue che la fase più delicata della dieta chetogenica è quella della reintroduzione dei carboidrati, che vanno inseriti gradualmente e con raziocinio. I kit chetogenici di 21 giorni che promettono miracoli e lasciano i pazienti abbandonati a loro stessi, non solo sono inutili, ma anche pericolosi.

 

Quindi, se non volete che vi facciano un “pacco” evitate i kit pronti e fatevi seguire da uno specialista che possa stilare una dieta in base alle vostre esigenze e caratteristiche soggettive.