Con la recente popolarità della dieta chetogenica per la perdita di peso, molte persone si chiedono se sia diversa dalla dieta chetogenica classica utilizzata per gestire l'epilessia farmaco-resistente. Le differenze tra i due approcci sono notevoli, ma hanno due caratteristiche comuni: il basso apporto dei carboidrati e la supervisione di un medico o un referente sanitario che abbia seguito una formazione specifica.

 

L'ANNO DI NASCITA

La dieta chetogenica classica nasce nel 1921: fu il dottor Wilder della Mayo Clinic il primo a dichiarare che i benefici del digiuno si potevano ottenere anche nei casi in cui la chetonemia fosse prodotta con l’alimentazione e suggerì che una dieta, che definì per la prima volta “dieta chetogena” (ketogenic diet) potesse essere un mezzo efficace per trattare le crisi epilettiche, compensando gli ovvi svantaggi di un digiuno prolungato.

 

La nascita della VLCKD si può far risalire al 1973 quando il prof. Blackburn testa per la prima volta il suo protocollo Protein-Sparing Modified Fast (PSMF), letteralmente “digiuno modificato a risparmio proteico” per il trattamento dell'obesità morbigena. Si tratta del primo protocollo VLCKD (apporto calorico di circa 600 Kcal/die) dove le uniche fonti caloriche erano carne magra e proteine dell'albume d'uovo col fine di preservare la massa magra, fornite nella quantità di 1.2-1.5 g/kg sul peso ideale (calcolo usato per stimare la massa magra). Nel protocollo era prevista l’integrazione di un multivitaminico/minerale in grado di fornire 2-3 gr di potassio. Anche oggi molti protocolli VLCKD si basano sui calcoli suggeriti da Blackburn.

 

L'ORIGINE DEI CORPI CHETONICI

La più importante differenza da comprendere tra i due approcci risiede nell’origine dei corpi chetonici. Per poter formare il primo corpo chetonico, l’acido acetoacetico, è necessario che avvenga un accumulo di acetili nel fegato (in assenza di carboidrati) a causa dalla scomposizione degli acidi grassi.

Nelle VLCKD sono gli acidi grassi di riserva (grasso corporeo) ad essere scomposti, mentre nelle diete chetogeniche classiche derivano per la maggior parte dalla scomposizione degli acidi grassi ingeriti.

È importante sottolineare che più grassi alimentari vengono ingeriti e più gli stessi vengono usati preferibilmente a scopo energetico, a scapito dei grassi di riserva. In altre parole, nelle VLCKD è fondamentale mantenere la quota lipidica bassa in modo da liberare in gran quantità i grassi di riserva (dimagrimento) per poter produrre i corpi chetonici.

 

IL RAPPORTO CHETOGENICO

Si tratta semplicemente di un’equazione che esprime la tendenza di un determinato alimento ad aumentare l'insulina (anti-chetogena) o il glucagone (pro-chetogena) e quindi esprime la capacità dell’alimento stesso a promuovere o prevenire la chetosi.

L’equazione è la seguente:

K=K/AK=(0,9 x  FAT + 0,46 x PRO) / (0,1 x FAT + 0,58 x PRO + 1x CHO)

Al numeratore troviamo i lipidi che sono considerati pro-chetogeni al 90%, tranne per la porzione glicerolica del trigliceride che verrà convertita in glucosio al 10% e che si trova al denominatore. I carboidrati sono anti-chetogeni al 100% e si trovano al denominatore. La proteina svolge un doppio ruolo: è maggiormente anti-chetogena a causa della conversione in glucosio, ma presenta anche una caratteristica pro-chetogena a causa degli aminoacidi che possono essere convertiti ad acetil-CoA o acetoacetato, e quindi contribuire alla formazione di corpi chetonici: leucina e lisina sono esclusivamente chetogeni, mentre isoleucina, fenilalanina, tirosina, treonina, triptofano sono sia chetogeni che glucogenici.

Secondo la letteratura scientifica, per il trattamento di alcune malattie neurologiche, come l’epilessia, un pasto è considerato chetogeno se il rapporto chetogenico è pari ad almeno 1,5.

Generalmente ciò si traduce in un protocollo 4:1, ovvero un piano dietetico in cui per ogni 4 grammi di grassi 1 grammo è composto dalla somma di proteine ​​e carboidrati.

Nelle VLCKD il rapporto chetogenico non è essenziale: non conta tanto quanti grassi sono ingeriti, ma quanti ne sono scomposti.

 

LA QUANTITÀ “OTTIMALE” DI CORPI CHETONICI

Nelle chetogeniche classiche, in particolar modo per il trattamento di patologie neurologiche, è necessario che il sistema nervoso centrale utilizzi i corpi chetonici a scopo energetico e questo può accadere solamente con una sostanziale produzione di chetoni. Dal momento che il glucosio e i corpi chetonici hanno una simile costante di Michaelis-Menten per il trasportatore delle monocarbossilasi a livello cerebrale (kM), i corpi chetonici iniziano ad essere utilizzati prevalentemente come fonte di energia dal sistema nervoso centrale quando raggiungono una concentrazione di circa 4 mmol/l, che è prossima al kM per il glucosio.

Nelle VLCKD difficilmente si raggiungono questi elevati livelli, ma non è necessario e nemmeno utile spingere troppo la chetonemia poiché anche i corpi chetonici sono mantenuti entro certi range dall’intervento dell’insulina che, come sappiamo, non aiuta il processo di dimagrimento. Clinicamente osserviamo un intervallo medio compreso tra 1,5 e 3 mmol/L.

 

LA DURATA NEL TEMPO

Le persone a cui viene prescritta la VLCKD seguono generalmente il protocollo nutrizionale per un periodo di tempo compreso tra le 3 e le 12 settimane o fino alla perdita del 10% del peso iniziale.

Nelle chetogeniche classiche la durata può essere piuttosto lunga: generalmente quando si osserva l’assenza di crisi epilettiche per un periodo di 2 anni, il team medico può raccomandare di interrompere la dieta con la speranza di mantenere il controllo delle crisi. Tuttavia, in alcune condizioni mediche, come la sindrome da deficit del Glut-1, la dieta chetogenica classica deve essere mantenuta anche per tutta la vita.

 

I MACRONUTRIENTI E LE CALORIE

Mentre la VLCKD è una dieta normoproteica (mai iperproteica), decisamente ipocalorica (600-800 Kcal) e ipolipidica, nella chetogenica classica si cerca spesso di mantenere basso l’apporto proteico al fine di migliorare il rapporto chetogenico, mentre le Calorie non sono spinte così in basso anche a causa dell’aumentato apporto lipidico necessario per spingere in alto la chetonemia.

 

VLCKD

DIETA CHETOGENICA CLASSICA

Ipoglucidica

Ipoglucidica

Normoproteica

Ipoproteica

Ipocalorica

Isocalorica/Ipocalorica/raramente ipercalorica

Ipolipidica

Iperlipidica

Keto-ratio relativamente più bassi

Alti keto-ratio